Settimana lavorativa #7

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16/07/04 Ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze. Dato che la lunghezza media dei miei compiti è piuttosto lunga, occorre chiuderne quanti più possibile. Sono riuscito a chiudere un problema pulcioso ed insidioso, ho chiuso ben 6 FEKAT in un colpo solo (record!). Va abbastanza bene.
Dato che esiste la possibilità che la Questione venga ad un punto nuovo durante la mia assenza, ho istruito chi rimane a fare in modo di comunicarmi, anche se fisicamente molto lontano, le eventuali news. Inoltre, nel caso si renda necessaria una decisione all'interno del gruppo, lascio qui una sorta di testamento spirituale, sulla base delle possibili opzioni. Le elenco per ordine inverso di gradimento, dalla peggiore alla migliore. Naturalmente ritengo alcune ipotesi più probabili di altre, ma in questa sede è inutile sbilanciarsi. Visto che la realtà spesso supera la fantasia, Chiara interpreta tu i casi differenti, mi fido del tuo buonsenso: sai come la penso.

- Ci viene data la fatidica lettera che inizia il processo di esternalizzazione, e la ditta acquirente è al di fuori del gruppo Siemens. Considerato che sono state sviscerate ampiamente tutte le possibili opzioni, a meno di conigli fuori dal cilindro, sappiamo già cosa fare. In pratica si tratta di scegliere tra una ditta di consulenza ed un'altra. A seconda della ditta, conosceremo come viene valutato "su strada" (spero non nel senso letterale del termine) il nostro valore. In ogni caso, perderemo qualcosa, bisogna valutare bene cosa e quanto. In generale, se viene scelto il periodo di ferie per iniziare ufficialmente il tutto, significa che l'azienda vuole sfruttare il periodo di stanca per diluire le possibili reazioni negative, quindi la torta è avvelenata. Personalmente preferisco una azione di protesta ben fatta il primo Settembre piuttosto che una cosa stentata prima, ma meglio più che meno. Pollice verso in ogni caso.

- La lettera viene mandata, ma all'altro gruppo "in coda". Il giudizio è identico al punto precedente: pollice verso.

- Non viene detto nulla. Se è vero che il detto dice "Nessuna nuova, buona nuova", chi lo ha inventato probabilmente non doveva aspettare qualcosa di importante. Negativo perché ho seri dubbi che questo stia a significare che si stia realmente facendo qualcosa a riguardo, e quindi è puramente pretattica. Poco carino nei nostri confronti: pollice verso. Neanche noi facciamo nulla, se non aumentare la diffidenza.

- Viene indetta una riunione per scambiare informazioni riguardo al processo in atto. Se questa opzione viene esercitata, vuol dire che ci sono elementi nuovi che la Direzione Aziendale vuole sondare e sperimentare, prima di applicarli. Qui dovrete essere voistessi fino in fondo. Ricordate il concetto di base: siamo in un mercato mediorientale, si spara alto per finire in mezzo. Non mi aspetto una contrattazione pura stile bazar in questa sede, ma qualche domanda buttata là per vedere l'effetto che fa. Se questo criterio viene seguito, meglio esercitare una sana diffidenza. Pollice parallelo al pavimento: da una parte significa che abbiamo guadagnato qualche posizione al tavolo delle trattative, dall'altro possiamo cascare in una padella più calda della attuale.

Alla fine della giornata saluto tutti con affetto, anche la mia capa al quadrato . No, non è che per il fatto che mi riprenda quando sbaglio o semplicemente faccia il suo mestiere (sì, i capi per mestiere "stimolano") mi stia antipatica. Tutt'altro: è il poco tempo ed il gran lavoro da fare che toglie quella poesia che alcune persone hanno. Quando inevitabilemte prenderemo strade diverse, mi dispiacerà lasciarla, anche se mi punzecchia. Perchè sì, si può anche essere amici del capo al quadrato. Da noi capita anche questo.

Vado in vacanza. Ritorno l'8 Agosto, non vi preoccupate.

15/07/04 Oggi l'ormai consueta routine: uscita alle 16:00 ed assemblea fuori dal cancello principale sotto la sorveglianza della polizia. Ottima la scelta del luogo, sia per la visibilità (nel senso letterale del termine) sia perché con una bella giornata è molto meglio della sala mensa.
L'assemblea, forzatamente breve visto che si stava in piedi, si è focalizzata sullo stato di avanzamento delle due esternalizzazioni in essere, gruppo documentazione e gruppo manutenzione prototipi. Domani sarà anche avviato un colloquio con rappresentanti del mondo politico locale (comune e provincia) sul tema. Inoltre è stato riportato un triste episodio, occorso in un'altra realtà aziendale che nulla ha a che vedere con la Siemens se non l'aver avviato una procedura di esternalizzazione ed una delocalizzazione in Ungheria. Un dipendente di quella ditta è stato licenziato perché ha anticipato ai suoi colleghi la volontà dell'azienda di avviare una esternalizzazione nel breve termine.
Qui si mostra un'altro aspetto delicato della Questione: in che modo gestire internamente questa procedura. Meccanismi di questo tipo richiedono una certa tempistica per essere dispiegati, data anche la relativa complessità. Questo vuol dire che diverse persone nel management conoscono con un certo anticipo tale informazione. Tale concetto è valido in generale sia per quella ditta che ha licenziato il suo dipendente che per la nostra realtà. Infatti ora sappiamo che la cosa era in essere da diversi mesi prima della nefasta comunicazione verbale.

La domanda che solleva questo episodio è semplice da definire quanto difficile da rispondere: quale è il confine che un manager non deve valicare tra gli interessi dell'azienda e quelli delle persone con cui lavora e fornisce lavoro? Il nostro manager ha scelto una linea più vicina all'interesse aziendale, mentre l'altro ha seguito più la propria coscienza. Entrambe le decisioni, per chi almeno ha un minimo di coscienza, portano a lacerazioni e dubbi. Senza dubbio la linea del garantismo aziendale è più facile da gestire di quella di un licenziamento, ma cinicamente posso anche dire che è meglio avere un non-nemico in più che un amico in meno. La risposta a questa domanda oggi come oggi non ho gli elementi per darla, ma quando la Questione sarà definita completamente, potrò dare un giudizio definitivo. Intanto, dò tutto il mio supporto al collega licenziato: se lo merita.

Per quanto riguarda la sorveglianza della polizia, sono in parte irritato ed in parte divertito. Personalmente sono fisicamente magro come un chiodo ed incuto talmente tanto timore che tutte le mie colleghe, indipendentemente dal livello gerarchico, mi prendono costantemente in giro (ed anche alcuni colleghi maschi peraltro). Per quanto concerne i miei colleghi, conosco direttamente circa la metà delle persone intervenute all'assemblea, e posso dirvi che di alcune la massima intemperanza (verbale) cui ho conoscenza sono espressioni tipo "porca paletta" o "stupido". Altre appartengono a quella categoria che più o meno malevolmente si definisce come "sfigati", e per altre il frasario si adegua allo standard televisivo, ma non mi risulta niente sul piano fisico. Del resto siamo stati selezionati e retribuiti per usare molto la testa e poco le mani: non tutte le ciambelle riescono col buco, ma vi posso garantire che sui grandi numeri l'azienda ha fatto bene il suo lavoro. Anche i più arrabbiati tra noi conoscono la separazione tra il fine e la liceità dei mezzi per raggiungerli. Energicamente contrari, ma niente guerriglia urbana.

Veramente hanno paura di noi?

14/07/04 Nulla da citare. E molto da fare. Sto vedendo la luce di un grosso problema, prima me lo levo di torno, meglio sto.
13/07/04 Data la recente introduzione del meccanismo di esternalizzazione, diverse cose non sono ancora del tutto chiare. Ad esempio, quali e quanti saranno gli effetti nel lungo termine. Assumendo che una qualsiasi azienda esternalizzi tutto quanto non è un core business, definizione peraltro soggetta a definizioni molto variabili, come il mio caso personale, è probabile il caso che una persona provi questa ebbrezza più di una volta. Ad ogni "giro" spesso si perde qualcosa per strada, dato che la nuova realtà produttiva pone inevitabilmente un mix tra cose buone e cattive differente. Ad ogni "giro" inoltre, l'età anagrafica aumenta, e si sa, il valore di una persona è inversamente proporzionale alla sua età. Nei paesi di una volta, i vecchi erano simbolo di saggezza, con la loro esperienza: arrivare ad una certa età era una conquista di per sè. Oggi, per lo Stato sei un peso pensionistico o sanitario, e per il datore di lavoro una persona pagata di più che fa meno, e meno flessibile di un giovane. Alias, ad ogni "giro" tutti sono più deboli.

Non è un mio problema, per ora almeno, ma è un dato che fa riflettere.

Dall'altro lato, c'è il problema della motivazione. Prima, ti si riempe la testa di concetti come efficienza, obbiettivi, straordinari quando serve (non retribuiti nel mio caso specifico dato il mio livello contrattuale). Tutte cose sacrosante, perché la competizione si gioca anche su questo. Poi, quando non servi più, ti buttano via. Chi accoglie un esternalizzato lo saprà motivare? Il rischio è che l'economia mangi i suoi stessi figli senza nemmeno accorgersene.

12/07/04 Oggi è il mio compleanno. Piccola festicciola, e qualche chiacchera tra gruppi esternalizzati. Per il gruppo di manutenzione prototipi, tutto tace fino a quando l'azienda, passato il termine di contrattazione sindacale indicato dalla legge, non procederà come definito, ed il gruppo di manutenzione non farà lo stesso, in una specie di danza macabra estiva. Prevedo sarà una danza piuttosto lunga.

Il management sicuramente avrà fatto i suoi calcoli su come tutta la questione andrà a finire, ma mi chiedo quanto avesse realmente preventivato all'origine. Io ad alcuni miei colleghi ribadisco la mia posizione: il mercato del lavoro è come il suk nel mondo arabo. Premetto che tra Natale e Capodanno ho fatto vacanza in Libia, nel deserto sahariano, e ho frequentato i mercati locali come cliente. Lì nessuno si scandalizza se il mercante spara un prezzo altissimo, il compratore uno bassissimo e dopo un'ora di accese contrattazioni ci si incontra nel mezzo. Di più, io ad un certo punto mi sono allontanato dal venditore perché non mi faceva un prezzo onesto. Il venditore mi ha rincorso, e mi ha venduto la merce. Fa parte del gioco, è una tattica consolidata, dove ognuno fa la sua parte. Può non piacere, essere lungo e certe volte estenuante, ma si sà che è così. I nostri venditori non vestono col turbante e la tunica azzurra, ma con un bel gessato, non urlano frasi più o meno sconnesse in una lingua occidentale stentata ma un linguaggio astratto e tenacemente formale. Il resto è uguale.

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